Una gaffe di twitter

Sono beta tester in Vodafone Lab..
partecipo ad una conversazione:
Matteo, un moderatore scrive:
Una gaffe di Twitter? Totale autonomia degli iscritti o tutela (finanche censura) se si rende necessario?”

Rispondo lì, e riporto qui.. a piccola traccia:

Dunque.. qui c’è un errore di fondo:
Twitter prima di essere una community è un sistema di microblogging.
Un utente, quando si apre un blog, si assume personalmente la responsabilità di quello che scrive.
Twitter è anche un meticcio, un incontro tra un social network ed una community.

Su Twitter io posso mettere privati i miei aggiornamenti.
Su Twitter leggo solo le persone che mi interessano.

- Ergo -

Su Twitter non ci deve essere moderazione.. perchè nessuno può moderare un blogger che scrive sul suo personale blog, tranne le autorità competenti nel caso in cui si violi qualche legge (compresi atti osceni, sproloqui, persecuzioni etc etc).

Questo su cui sto scrivendo è un forum.
Tutti possono leggere quello che scrivo.
Se io ora dicessi qualcosa di imprevedibile/osceno/non adeguato è giusto che io sia moderata.. perchè è l’unico mezzo che si ha per dare sostanza e spessore in una dimensione in cui gli utenti non sanno autoregolarsi.

Mafe, nel suo no logo, afferma giustamente:
“Non è possibile pretendere responsabilità e autodisciplina quando si pretende di controllare i comportamenti degli utenti: viceversa, in una situazione di piena e totale libertà gli utenti non possano aspettarsi che il community manager faccia loro da balia e da poliziotto insieme. Twitter ha cercato di fare le due cose insieme e, per sua sfortuna, si è trovata sotto i riflettori proprio mentre stava decidendo di cambiare strada in direzione della totale autonomia dei suoi iscritti.”

Quando si analizza il valore di un qualsiasi intervento si dovrebbe prestare maggiore attenzione a:
- l’ecosistema all’interno del quale si sta consumando l’azione
- gli attori
- i rituali condivisi
- le metodologie di comportamento